Recensione Photosynthesis

Recensione Photosynthesis

Photosynthesis è un gioco da tavolo di Hjalmar Hach, promettente autore italiano con una predilezione per l’astratto, in questi tempi sotto i riflettori anche per Dragon Castle.

Regole

In Photosynthesis da due a quattro giocatori si sfidano nell’accaparrarsi il miglior posto al sole dove far crescere i propri alberi, stando attenti a non finire nel cono d’ombra di quelli altrui. Il terreno fertile è rappresentato da un’isola esagonale dove una sagoma – il sole – che abbraccia due lati dell’esagono viene spostata di turno in turno. Nel gioco base la partita termina dopo che il sole ha fatto tre giri completi dell’isola, in tutto 18 turni, mentre in quello avanzato i turni saranno 24 e i giri dell’isola 4.

Ogni giocatore detiene una specie di albero, in sostanza alberi più o meno grandi dello stesso colore. Ognuno parte con 2 semi, 4 alberi piccoli e 1 medio disponibili, ovvero al di fuori della propria plancia. Altri alberi (medi e grandi) e semi vengono posizionati sulla plancia personale e saranno acquistabili in  seguito spendendo punti luce, i punti azione di Photosynthesis. Assegnato il segnalino primo giocatore, il set up si conclude con il posizionamento in ordine di turno di un albero piccolo a testa (tra quelli disponibili) lungo il bordo esterno del tabellone, ovvero all’estremo confine dell’isola; si procede così fino a quando ogni giocatore ne avrà piazzati due, il gioco può quindi iniziare.

Ogni turno si articola nelle due fasi seguenti:

Nella prima, la fase di fotosintesi, si sposta il sole in avanti lungo l’esagono e si ottengono punti luce per ogni albero di proprio possesso che non sia nel cono d’ombra di altri alberi, un’ombra che può essere più o meno lunga a seconda della taglia degli alberi che si frappongono tra lo spazio in questione e il sole. Un albero piccolo produce 1 punto luce, uno medio ne produce 2, il grande 3. Si tiene conto dei punti così accumulati facendo avanzare un segnalino apposito sulla propria plancia. In questa fase si procederà sempre in questa maniera tranne che nel primo turno nel quale si prendono solo punti luce senza spostare il sole. Un albero in ombra ma più alto di quelli che precedono produrrà comunque punti luce.     

Nella successiva fase di ciclo vitale i giocatori, durante il proprio turno, possono spendere punti luce per compiere qualsiasi azione nella successione desiderata ma non più di una sulla stessa casella del tabellone. In altre parole non è concesso attivare per due volte nello stesso turno lo stesso spazio sulla plancia principale.

Plance giocatori

Le azioni disponibili sono 4.

Si può comprare uno o più semi al costo indicato sulla propria plancia spostandoli al di fuori di essa e rendendoli quindi diponibili.  

Oppure è possibile far crescere un albero, da seme a piccolo, da piccolo a medio e da medio a grande, a patto di non compiere questa operazione più di una volta per lo stesso albero durante un turno. 

Un’altra azione è interrare un seme: si sceglie un albero che in base alla sua altezza inseminerà uno spazio più o meno distante da esso.

Raccogliere è l’ultima azione del ventaglio e consiste nel tagliare un albero. Questa operazione è possibile solo se l’albero in questione ha raggiunto la massima taglia possibile. Questa azione genera punti vittoria che sono rappresentati da gettoni punteggio che decrescono in valore man mano, chi per primo la compie otterrà più punti.

Terminato il turno individuale di ciascun contendente si passa il Gettone Primo Giocatore a sinistra e si inizia un nuovo turno e così via fino al termine del diciottesimo che segna anche la fine del gioco e il calcolo del punteggio finale. 

Il mio pensiero

Photosyntesis è un gioco strategico astratto e come tale ha un piccolo ventaglio di regole, snelle, proporzionate, eleganti. E’ chiaro che se ci si aspetta un titolo super ambientato e iperrealistico si può rimanere delusi. La vita è complessa e vive di eccezioni, l’astratto non sarebbe la scelta ideale per l’imitazione del reale e a questo non penso che si rivolgessero gli autori con la loro idea. 

Photosyntesis gira molto bene. Le meccaniche sono semplici e il gioco si approccia con scioltezza grazie anche ad un regolamento chiaro e conciso; ben altra faccenda è gestirlo, programmare in modo efficiente tutte le mosse richiede un occhio che abbraccia vari turni in una prospettiva ampia. Inoltre l’esperienza pregressa influisce tanto sulla classifica finale, è quindi consigliabile sfidarsi tra giocatori che hanno lo stesso numero di partite alle spalle.

Alberi

Uno degli aspetti veramente notevoli del gioco è l’eleganza nei rapporti di proporzione, sempre costanti:  che si faccia crescere un albero, che si debba interrare un seme, oppure calcolare la dimensione dell’ombra che un albero proietta, le proporzioni saranno sempre di 1 (albero piccolo), 2 (medio), 3 (alto). Questa armonia di fondo rende il gioco di chiara lettura fin da subito consentendone una più semplice gestione.

Sul tutto aleggia una suggestione decisamente radical chic, nella concezione e nella produzione, dove la qualità dei materiali, spettacolari, e la scelta ecologica di produrre tutto in carta e cartone riciclati, ci regalano la combo delle combo. Photosyntesis è però regolato da rapporti eleganti di equilibrio e anche il gioco ha la sua omeostasi nel fatto che, per far punti sostanziosi, gli alberi si devono tagliare. 

C’è una sequenza in “The Year of the Horse” in cui Neil Young racconta di come seminò un campo per farci crescere una fila di alberi. Quegli alberi però non crebbero come lui aveva sperato così li tagliò e si sentì Dio.

Photosyntesis ha stile.

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